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Il primo libro stampato in Italia

da Graziano Gianinazzi

sph-Kontakte Nr. 106 | Juli 2019

1: Pagina con iniziale tratta dal Lattanzio stampato a Subiaco nel 1465, ritenuto finora il primo libro stampato in Italia.

lo identifica Carlo Fumagalli di Canobbio

Carlo Fumagalli è discendente della dinastia di cartai, originari di Lecco, che all’inizio del 1700 inizia a Canobbio la fabbricazione di carta. Nasce a Milano il 28.7.1839 nella casa di suo padre dove, alla morte di Carlo, avvenuta nel 1886, troveranno definitiva dimora i suoi otto giovanissimi figli, morti prematuramente ambedue i genitori. Nella casa paterna di Canobbio, divenuta residenza estiva della famiglia, Carlo ha una preziosissima biblioteca, molte di opere prime, in parte ereditata dal padre, che Carlo alimenterà nel tempo con oculate acquisizioni.

Identificata la preziosa acquisizione

Nel 1875 Carlo scopre e acquista a Milano, presso un rivenditore, un volume a stampa che attira immediatamente il suo interesse. E’ un Cicero De Oratore di 216 pagine. Il volume faceva parte della ricca biblioteca di un castello della bassa Lombardia che venne messo in vendita assieme ad una preziosa galleria di quadri. Scrive: «Mi venne offerto quale esemplare del correttore di stampa a motivo delle note manoscritte. Si accontentò di un prezzo mitissimo […]. Il libro comprende 107 fogli ma manca della carta 100». Il libro ha capolettere con miniature e decorazioni a colori che lo impreziosiscono. Esaminato accuratamente il libro, gli sarà possibile sconfessare quanto sin qui asserito sulla progenitura della stampa dei libri in Italia in provenienza dal convento dei Benedettini di Subiaco . Tra di essi figura il libro di Lattanzio, Institutiones Divinae, dei primi tempi della Chiesa , datato 29.10.1465, e fino a quel momento ritenuto il primo stampato.

Fumagalli, che discende da una generazione di cartai attivi ancora prima che facessero apparizione a Canobbio, è conoscitore espertissimo della struttura della carta, dei pigmenti da usarsi per dar colore ai tipi di carta a seconda dell’uso, dei suoi componenti e delle procedure di fabbricazione, sa riconoscere e datare le filigrane (presenza inusuale per una pubblicazione a stampa), conosce tutto quanto è utile per valutare origine ed evoluzione dei caratteri di stampa.

Il Fumagalli conosce anche bene il valore da dare alle prime pubblicazioni a stampa. Sa che il De Civitate Dei di Agostino veniva venduto a 5 ducati (parità attuale di un ducato stimata in 700/800 franchi), il Lattanzio, stampato in buon numero per i frati cappuccini, 4 ducati, una Bibbia 10 ducati.

La stampa avviene nel monastero di Subiaco per opera di due stampatori tedeschi, allontanatasi da Magonza quando nel 1462 le officine di Gutenberg vengono assaltate e devastate dalle truppe di Adolfo di Nassau. Poi nel 1467 i due stampatori tedeschi sono a Roma e già in quell’anno producono un codice di ben 492 pagine.

 

Il Cicero de Oratore

Sul Cicero De Oratore in suo possesso il Fumagalli osserva che le proporzioni dei caratteri e le spaziature corrispondono quelle delle Institutiones del Lattanzio, nota come le marche siano disposte di mezzo alla piegatura secondo lo schema classico. La carta è forte, ben levigata come quella del Lattanzio, la stampa è in 4.o grande, le cuciture sono le stesse. Il Fumagalli annota che lo stampatore del convento benedettino di Subiaco si è fabbricato dei caratteri di stile nuovo, un po’ italiano, mai usato finora perché in Germania si usavano le sole forme di gotico, tenendo conto delle differenti scritture allora in uso, pur con variazioni, nei manoscritti. Egli potrà possederne due copie di edizioni differenti. La stampa è nettissima, le marche provengono da cinque differenti stampi, di fabbriche non necessariamente del posto, rappresentano forbici (come già nel 1456), il cappello prelatizio (già dal 1457), le cesoie da tondeur (già dal 1455), il grifone alato (già dal 1410), ed altre figure di origine non identificabile , elementi fondamentali per la determinazione nella ricerca paleografica che rafforzano le conclusioni del Fumagalli.

Sul primo foglio del libro è riportato uno stemma gentilizio con due delfini che sostengono un tridente che è quello di Antonio Tridentone di Parma. Con scrittura cancelleresca il Tridentone, in data Kal. Oktobres (30 settembre) 1465, indica che il libro è stato corretto e emendato sulla vecchia legatura (questa non originale) ed al titolo dell’opera segue la data 1463. L’aggiunta scritta a mano, appura il Fumagalli attraverso confronti con altri suoi manoscritti, sono attribuibili senza dubbio al Tridentone.

Deduce quindi il Fumagalli: se il Cicero De Oratore viene corretto il 30 settembre 1465, la sua stampa ha preceduto quella del libro del Lattanzio, datato 29 ottobre dello stesso anno. Nel 1875 Carlo Fumagalli fa stampare da Veladini i risultati delle sue indagini col «Discorso dei primi libri a stampa in Italia e specialmente di un codice Sublacense, impresso avanti il Lattanzio e finora creduto posteriore».

Successione dei primi libri stampati in Italia

Il Fumagalli rivede quindi la successione dei primi libri stampati in Italia:

1. Donatus Pro Puerulis (lo stampato non è rintracciabile e la data non ricostruibile)

2. Cicero De Oratore, 30 settembre 1465 (stampa in 275 copie)

3. Lactantius institutiones, 29 ottobre 1468 (stampa in 275 copie)

4. Cicero Epistole Familiares, 1469 (stampa in 275 copie)

5. Ciceronis de Officiis, 1469

6. Divi Hieronymi epistole, 1470

7. Divi Augustini, de Civitate Dei, 12 giugno 1470 (stampa in 275 copie, ultimo libro in Subiaco prima del trasferimento della tipografia a Roma)

8. Lactantii institutiones, 1490

Di questi titoli il Fumagalli annovera nella sua collezione, oltre al Cicero del 1465, un Lactantius institutiones del 1465, edizione del 1468, ed uno del 1490, un Cicero del 1469, un Divi. Augustinus De Civitate Dei del 1470.

 

Conclude il Fumagalli:

«Da quanto venni fin qui esponendo non dubito che risulti indubbiamente provato che, perduto il Donato, il Cicero de Oratore si debba considerare il primo libro stampato in Italia che a noi sia pervenuto […]. Ogni nuova idea e ogni nuovo fatto che ai primordi della stampa si riferisca, per quanto indifferente possa sembrare, gioverà sempre a rischiarare i primi passi di quell’arte così portentosa […] da far quasi dimenticare che essa fosse nata altrove».

 

2: Tav. I, dal Cicero de Oratore del 1456. Primo foglio con lo stemma gentilizio del Tridentone parmense, con due delfini attorciliati all’ancora. Aggiunte a mano dello stesso Tridentone.

3: Tav. II, dal Cicero de Oratore: le filigrane provengono da carta di diversa produzione, probabilmente da cinque cartiere diverse. Nella pubblicazione le filigrane appaiono al centro dei singoli fogli.

Teoria dell’eloquenza scritto da Cicerone attorno al 60 a.C.

Sul ritrovamento del libro e delle deduzioni, v. Carlo Fumagalli, Dei primi libri a stampa in Italia e specialmente di un codice sublacense impresso avanti il Lattanzio e finora creduto posteriore, con due tavole, 43 p., 24,3×17, Ed. Veladini 1875.

E’ il cardinale Torquemada, 1420-1498, inquisitore generale in Spagna, che dal 1455 regge il convento, visti i felici risultati ottenuti in Germania introduce l’arte della stampa con i caratteri mobili a Subiaco. Fa venire dalla Germania due stampatori. Essi fusero avantutto i caratteri latini a loro sconociuti usandosi in Germania il gotico. Il primo saggio che pubblicano a Subiaco è il Donatus pro pueris, in 300 copie, del quale purtroppo nessuna è giunta ai nostri giorni.

Il Lattanzio, del 3°-4° secolo, detto il Cicerone cristiano. Egli si ispirò da un autore alessandrino del II secolo a.C. La sua opera, comprendente sette libri, tra cui Institutiones Divinae, viene rimessa in onore dagli Umanisti che vi trovarono anche il paganesimo cui era stato ispirato. In sei anni l’opera del Lattanzio ebbe in Italia ben sette edizioni (l’edizione di Subiaco è composta da 368 pagine). Il Fumagalli dice di possederne due edizioni. Egli calcola che i due proto tipografi stampatori tedeschi, dal 1464/65 fino al 1472, produssero ben 12’745 libri. Il libro, prima riservato ai soli possidenti, con il Rinascimento diventa un veicolo di cultura per molti.

Per fare un confronto al tempo della stampa dei primi libri in Italia, un cavallo valeva 10 ducati, due buoi 12 ducati.

Per alcune filigrane è difficile conoscerne l’origine se non corredate da aggiunte quali date, nome del cartaio. ecc. Per quanto attiene alle marche si rimanda alle opere dell’esperto in filigranologia Aurelio Zonghi, 1830-1902, Monumenta chartae papyracesa historiam illustrantia, di C.M. Briquet, Dizionario storico delle marche di carta dal 1282 al 1600, Ginevra, 1927, di Armando Petrucci, studioso di filigranologia di Pisa, in Figura e scrittura nelle filigrane.

Il numero di 275 esemplari è quello usato dai tipografi in prima edizione, un numero ritenuto già abbastanza piccolo per trarne qualche profitto. I due stampatori nel 1472 rivolgono al Papa una supplica per un sussidio «che gli togliesse dalla miseria in cui erano caduti per le spese sostenute ad imprimere una quantità enorme di volumi». Si noti che alcuni libri venivano nei tempi stampati in soli 5-6 esemplari; si trattava di opere geografiche, guide, opere di matematica, scienze naturali, giornali, leggende, storie cavalleresche, ecc. destinate ad un pubblico ristretto. Sono pubblicazioni che hanno oggi un particolare valore.